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Federico Chingotto: Il piccolo Grande giocatore argentino

Federico Chingotto, nato il 13 aprile del 1997 a Buenos Aires, è ormai da anni la prova vivente di come si può essere ugualmente un fenomeno, pur avendo un’altezza di 170 cm, potendo contare su una eccellente visione tattica, una energia fuori dal comune, ma soprattutto una delle migliori difese del circuito mondiale, sempre al servizio del suo compagno.

Super appassionato di pesca, è stato campione del mondo con l’Argentina nel 2022 a Dubai.

Da quest’anno “Fede” gioca in coppia con Alejandro Galan, con cui in Premier punta davvero in alto, vincendo proprio nello scorso week end la tappa del P2 a Siviglia e prima ancora la P2 di Bruxelles.

Che aspettative ha per questa stagione? 
Ho iniziato con l’illusione di finire l’anno tra le prime quattro coppie, ma ora con l’ottima sintonia che è nata con Ale e con i risultati che stanno arrivando, la nostra ambizione è quella di continuare a vincere il più possibile.

Quali sono le chiavi del successo di una coppia? 
La buona armonia e il rispetto. Viviamo molto tempo insieme e rendere le cose semplici ci aiuta a goderci ogni momento.

Se potesse rubare un colpo al suo compagno?
Lo smash, che altro! Il tiro di Ale è il migliore del circuito. Gli altri sono migliori i miei. (ride)

Com’è il rapporto con i suoi ex compagni? 
Eccellente. Distinguo bene la competizione dall’amicizia.
 
Vede qualche nazione oltre a Spagna e Argentina?
I brasiliani. Se pensate a Pablo Lima, lui ha segnato un’epoca nel mondo del padel, speriamo che ne vengano fuori altri, come ad esempio  i “Lucas” Campagnolo e Bergamini che stanno facendo bene.

Fa altri sport e quali sono i suoi hobby?
No, solo il padel. Amo la pesca perché mi rilassa e mi fa tornare bambino. Seguo anche il calcio e tifo per il Boca.

Ha rituali in campo?
Uno che mi piace e che conoscono tutti è quando vinco uno scambio a rete, lo festeggio gridando Chingoland.

Un aneddoto divertente?
Vi racconto l’ultimo. La sera prima di partire per Bruxelles sono andato a ritirare il kit con le divise di gioco ed ho scoperto che il serigrafo aveva stampato lo sponsor di un altro giocatore su tutte le mie 8 maglie. Erano le 20.30 e chiamai il mio team, che dopo aver cercato maglie per tutta Madrid, riuscirono a realizzarle. Sono stati dei grandi e se anche adesso può sembrare divertente raccontarlo, fu davvero un’odissea.

A chi dedica le sue vittorie?
Alla mia famiglia e soprattutto a mia nonna. Se oggi un ragazzo di Olavarria, è arrivato ad avere successo nel suo sport preferito, è solo merito loro.
 
Il suo rapporto con i social?
Buono direi, al momento ho instagram e twitter. Sono consapevole che siano importanti, anche se credo che il modo migliore per far parlare di me è vincere.

 

Fonte: Marco Oddino – Corriere dello sport

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