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Paquito Navarro e Juan Lebron …. ritorno al passato

Nato a Siviglia il 10 febbraio 1989, Francisco Jesus Navarro Compan – Paquito per tutti – è da sempre uno dei giocatori più esperti, eclettici, esileranti, e spettacolari del circuito, ma soprattutto uno dei più amati dal pubblico.

Con oltre 20 anni di carriera alle spalle, una Academy che porta il suo nome inaugurata da pochi mesi vicino Madrid, e un mondiale vinto in Qatar nel 2021 con la nazionale spagnola, Navarro in questa stagione è tornato a giocare con Juan Lebron, con cui è stato n.1 nel 2019. Sicuramente una coppia molto forte, che dovrà allo stesso tempo lottare fino alle fine, considerato il livello sempre più alto che stiamo vedendo  in Premier.

Che aspettative ha per il 2024?

È una stagione atipica. Se pensate che io e Juan abbiano cambiato subito i rispettivi partner per tornare insieme, vi fa capire quanto volevamo invertire immediatamente la rotta e tornare a puntare in alto. Ci sono molte coppie valide, ma Lebron è un n.1 e l’obiettivo comune è cercare di vincere tutti i tornei.

Quali sono le chiavi del successo di una coppia?

Ogni partner è diverso e bisogna cercare di adattarsi il più possibile per dare il meglio. Con Juan, credo che la chiave sia la costanza nei risultati e la fermezza quando il gioco si fa duro.

Se potesse rubare un colpo al suo compagno?

Mi piacerebbe schiacciare come El Lobo.

Com’è il rapporto con i suoi ex?

Sono molto fortunato ad andare d’accordo con tutti e con alcuni di loro è nata anche una bella amicizia. Siamo dei professionisti e quando iniziamo a giocare, siamo consapevoli che un giorno le nostre strade si potrebbero separare.

Vede qualche nazione oltre a Spagna e Argentina?

Certo. Anche se noi abbiamo iniziato prima, con il passare del tempo vedremo tanti altri giocatori in vetta, è solo questione di tempo. Vedo bene l’Italia e la Francia.

Fa altri sport di racchetta?

Mi piace il tennis e gioco ogni tanto a ping-pong. Mi incuriosisce il pickleball, che non vedo l’ora di provare.

Come vede il padel tra 10 anni?

Mi piace pensare che diventerà uno sport olimpico ed un fenomeno mondiale.

Ha rituali in campo?

In generale non sono superstizioso, ma prima di ogni partita, oltre a prendere un caffè, ho una routine di riscaldamento ben precisa, che considero essenziale per prepararmi sia fisicamente che mentalmente al match.

A chi dedica le sue vittorie?

A tutte le persone che mi vogliono bene. In particolare alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei amici, ma soprattutto da 4 mesi la mia più profonda gratitudine va a mio figlio Fede, che ha portato una nuova luce nelle nostre vite e ci ispira ad essere ogni giorno migliori.

Il suo rapporto con i social?

Oggi sono diventati un’arma a doppio taglio. Mi piace usarli e penso anche che siano necessari in questo mondo, ma allo stesso tempo negli ultimi anni sono diventati pericolosi, se non si sta attenti a quello che si dice, dando spesso adito a diverse interpretazioni. Ultimamente vedo molto odio, attacchi e bullismo sui social media e questa cosa mi spaventa molto un domani se penso a mio figlio.

Fonte: Marco Oddino – Corriere dello sport

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